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Tutte le direzioni sono prive

Vieni qui a condividere la violenza della mestizia. Anche se neanche questo posto ti appartiene, anche se il continuo sgretolarsi del senso ti frana addosso tra le parole e il vuoto grande che le circonda. Ripetutamente, stancamente, debolmente. Con una periodicità agonizzante, con un lumicino che fa pena. Costa poco, vale poco, perciò non riesce a essere completamente liquidato nei saldi dell’inutilità e nella ciclica svendita da sovrapproduzione, gingilli fuori stagione che immalinconiscono in magazzini bui. Sei bravo e sempre più lo diventerai, abbiamo un talento, vedrai, vedrai.

Una saldezza che appare staticità, la corsa nel tapis roulant e la carota davanti, la sagoma di cartone oltre, l’orizzonte di plastica e una lampadina che faccia da sole. Più in alto il bianco verginale della pittura del tetto che contiene il grigio del sempre uguale e liso circolo di pensieri. Per rimandare e non pensare, per depauperare e allontanare. Per trarre conclusioni circolari che riportano alla partenza che così sembra anche un arrivo, così ricominciare, solo con un giorno in più, un respiro in meno e un’ossessione più solida. Andrà meglio quando andrà ancora peggio e si smetterà di fantasticare via di fuga.

Perdi tempo senza trovarti, mentendo e tradendo, meschine  tollette contro poveri, inermi, diversamente umani, con niente di meglio da fare che ammazzare le giornate, senza nessun obiettivo da cancellare da una lista penosa nel suo balbettare sogni bassi. Premere invia senza rileggere, giocherellare con la verità in modo spietato fermandosi ad attendere nulla e senza nessun motivo particolare. Perché l’anima è immortale ma questo gioco no. Sono solo percentuali statistiche su eventi radicalmente impossibili, giochi d’intelletto che infieriscono su corpi morti per poi trovarsi di fronte all’indicazione tutte le direzioni e decidere di fermarsi.

Da qualche parte qualcuno distribuisce icastiche arguzie, altrove vi sono lacrime, lacrime, lacrime dentro senza neanche la necessità di bagnarsi il viso. Una storia vecchia e neanche molto interessante.

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